Galleria Spazio Comel, Latina – 19 giugno 3 luglio 2021

Esistono spazi immateriali che possono essere abitati. L’arte è uno di questi e Paola Marinelli la abita da tempo.  È in verità una declinazione di diversi spazi, una casa con molte stanze.

La mostra è un invito ad entrare e soffermarsi in ognuna, là dove convivono gli opposti e il paradosso è legge. Ogni stanza è abitata da esseri con caratteristiche diverse ma marchiati da un carattere comune.

Soffermandoci di stanza in stanza potremmo capire dove amiamo di più stare: l’invito si declina così in un incoraggiamento ad andare in profondità verso noi stessi. Riconoscendo nella nostra intima profondità l’essenza dell’altro e la nostra, potremo sperimentare l’appartenenza all’universale.

L’invito è ancora ad andare là dove, mettendo in relazione ciò che appare incongruo, strano, addirittura inadatto ad essere accostato, si creano in realtà nuove possibilità di incontro, nuove sinergie, nuove storie.

La stessa coesistenza di opposti è presente nella scelta tecnica e materiale. Ogni opera nasce da un processo di redenzione della materia scartata. Allumini, pizzi, carte da schizzo, elementi carichi dei resti di vite passate vengono trasformati in opere d’arte attraverso una loro rilettura. Il gesto artistico di Paola Marinelli è mosso da un profondo senso di rispetto verso le storie trascorse delle quali possiamo ritrovare tracce nella materia di oggi. Ciò che viene considerato scarto assurge quindi a valore. La preziosità è contenuta nell’intimità delle narrazioni che hanno portato a un apparente deterioramento dell’oggetto. Il lavoro è un kintsugi che sceglie di utilizzare un collante immateriale, un oro invisibile, con cui cucire tra loro frammenti di elementi e permettere così nuova vita.

Questa è l’esperienza che sostiene la mostra. Perché una mostra deve essere un’esperienza.

UMANITA’

Installazione di #nonquadri a componenti modulari

I #nonquadri sottostanno ad un’unica legge, quella della Forza di Gravità, e poco anche a questa, visto che la leggerezza è dote dell’alluminio, il loro materiale. La leggerezza consente loro di danzare morbidamente, se una brezza li sfiora.

In un sistema a frattali, ogni #nonquadro si accompagna ad altri, creando gruppi di simili fino a formare una popolazione varia, viva e in movimento: insieme danno vita ad una grande figura danzante sulla parete, cui si appoggiano delicatamente, senza mai aderirvi troppo.

GRUMI

La vita va a grumi. Dal vuoto, a tratti si addensa: capitano tutti insieme eventi, cose, persone. L’energia che fluiva piana si aggruma formando vortici colmi di vita, come un accento che imprime un ritmo sincopato ad una musica.

Non sempre i grumi sono gradevoli, ma se sappiamo accoglierli possiamo scoprirne qualità insospettate. Al loro interno spesso sono fluidi, i loro intrecci ci mostrano eleganze e andamenti interessanti, lasciano uscire da sé propaggini danzanti.

DIAFANÌE

Teilhard de Chardin parlava di Diafanìe riferendosi al trasparire dello spirito divino incarnato nella materia.  Secondo questa visione l’Universo può essere visto come una realtà che lascia trasparire Dio, che lo abita e traspare allo sguardo del mistico.

In queste Diafanìe si vede qualcosa, qualcos’altro non si vede, e soprattutto ciò che si vede cambia molto a seconda della luce e della posizione di chi guarda: l’universo non è mai fermo, tutto si muove e cambia, in ogni istante percepiamo qualcosa di diverso, diventando continuamente qualcosa di più.

PICCOLI, DIVERSI E CATTIVI?

Sono accomunati dai materiali: legno, alluminio, pizzo, carta, colori a olio, dalla forma quadrata e dalle dimensioni. Diventano esseri individuali declinando queste caratteristiche in modo così diverso che a volte non sembrano poter essere accostati.

Sono tutte le nostre eccezionalità, tutto il nostro non stare nei parametri pur sembrando di farlo, tutta la nostra autenticità che ci rende magnificamente unici. Ci viene detto che siamo cattivi, in effetti, quando questa unicità autentica la difendiamo dall’omologazione, e allora ben venga essere cattivi.

TOTEM DA TAVOLO

Istruzioni per l’uso.

Il Totem da tavolo non è un semplice oggetto artistico. Piccolo, non impone la sua presenza, se ne possono gustare diverse prospettive posizionandolo su lati e orientamenti diversi. Si può usare come magnete di energia positiva, rendendolo depositario di una aspirazione, di un desiderio, una speranza, oppure attribuendogli una qualità utile, o ancora entrare in un dialogo muto, interiore, con qualche silente parte noi stessi… Si crea un circolo virtuoso di energia, e allora è sufficiente posare uno sguardo sul Totem per ricevere di ritorno quanto di positivo gli si è attribuito.